L’eredità di Gasperini è alle spalle. L’Atalanta di Raffaele Palladino ha trovato una sua dimensione, un’identità fluida che non vive di ricordi. La trasferta di sabato sera all’Olimpico contro la Roma diventa così un esame di maturità. Non è solo una partita. È un confronto diretto con l’uomo che ha costruito la leggenda europea della Dea.
Un’eredità scolpita nei numeri
Nove anni non si cancellano. Il ciclo di Gian Piero Gasperini a Bergamo ha trasformato una provinciale in una potenza del calcio europeo, lasciando un’impronta che va oltre i trofei. I numeri parlano da soli. Duecentoventotto vittorie, 855 gol e quattro podi in Serie A. Il tecnico ha portato la squadra in Champions e ha sollevato l’Europa League a Dublino, un trionfo che mancava all’Italia da 25 anni. Il suo gioco ha strappato applausi a Guardiola e Klopp. Sabato sera, questo passato siederà sulla panchina avversaria.
La nuova via di Palladino
La transizione non è stata semplice. Il tentativo di proseguire sulla stessa linea tattica con Ivan Juric si è rivelato un fallimento, dimostrando che quell’alchimia non era replicabile. Serviva una rottura. L’ha portata Raffaele Palladino. L’ex discepolo del tecnico di Grugliasco non ha copiato il maestro, ma ha infuso una nuova anima alla squadra. Attorno a giocatori come Gianluca Scamacca e Charles De Ketelaere ha costruito un gruppo con idee fresche. Mentre Gasperini fatica a Roma, a Bergamo il nuovo corso funziona. Sabato all’Olimpico, Palladino non sfida solo un avversario, ma il fantasma della creatura perfetta del suo predecessore.




