Sarri archivia l'era Gasperini: l'Atalanta riparte dalla difesa a quattro
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Sarri archivia l’era Gasperini: l’Atalanta riparte dalla difesa a quattro

A Bergamo si chiude un’era tattica. Maurizio Sarri abbandona la difesa a tre, marchio di fabbrica di Gasperini, per impostare una nuova Atalanta con il 4-3-3.

L’arrivo di Maurizio Sarri sulla panchina dell’Atalanta segna una netta rottura con il passato. Il tecnico toscano è pronto a smantellare il dogma della difesa a tre, sistema che ha caratterizzato il decennio di successi sotto la guida di Gian Piero Gasperini. La nuova Dea nascerà all’insegna del 4-3-3, un modulo che ridisegna completamente l’assetto e i principi di gioco della squadra bergamasca.

Un’eccezione da superare

Il 3-4-2-1 di Gasperini ha regalato a Bergamo un’Europa League storica, ma la dirigenza e il nuovo tecnico sembrano aver letto quel trionfo come un’eccezione brillante, non come una regola da seguire. Nel calcio europeo che conta, dalla Champions League ai Mondiali, la linea a quattro è diventata lo standard per chi punta al vertice. La scelta di Gasperini, pur vincente, rischiava di isolare l’Atalanta in un contesto tattico che premia altre soluzioni. Da qui la decisione di voltare pagina, allineandosi a una tendenza che anche altre big italiane stanno esplorando.

La sfida: reinventare i singoli

Il passaggio al 4-3-3 non sarà una semplice riproposizione del “sarrismo” classico. L’allenatore ha mostrato una svolta verso il pragmatismo, abbandonando l’utopia del gioco per un approccio più concreto. L’impatto più grande sarà sui singoli: giocatori come Raoul Bellanova e Davide Zappacosta, abituati ad attaccare gli spazi come esterni a tutta fascia, dovranno reinventarsi terzini puri, con compiti di marcatura e posizionamento più rigidi. La vera sfida per Sarri sarà insegnare una nuova grammatica difensiva a una squadra abituata a un’altra lingua calcistica, senza pagare un prezzo troppo alto in termini di risultati immediati. L’obiettivo è costruire un’Atalanta più solida e “europea”, ma il rischio è smarrire quell’identità unica che l’ha resa un modello. La scommessa è ambiziosa: archiviare un’era senza cancellarne i successi, trasformando la Dea per continuare a farla sognare.